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Effetto CR7: l’addio alla Juve visto da social, borsa e spogliatoio bianconero

Fino al 24 agosto, la finestra estiva del calciomercato italiano sembrava avviarsi verso una conclusione priva di colpa scena. I botti finali erano previsti altrove: il Manchester City continuava a trattare l’acquisto di Harry Kane a oltranza col Tottenham, Kylian Mbappé premeva per coronare il sogno di giocare nel Real Madrid, qualcuno ipotizzava la cessione di Robert Lewandowski da parte del Bayern Monaco.


Poi, di colpo, un terremoto ha scosso il nostro campionato: con un anno di anticipo, Cristiano Ronaldo ha deciso di lasciare la Juventus. Appena due giorni dopo, il mondo ha scoperto che stava per concretizzarsi il suo ritorno al Manchester United, club nel quale aveva militato dal 2003 al 2009. Un trasferimento che ha innescato una serie di reazioni a catena, dai social alla borsa, passando inevitabilmente per lo spogliatoio bianconero.


Un evento sportivo del genere non poteva che infiammare i social. Come riportato dall’Ansa, dal 24 al 30 agosto, Ronaldo è stato citato 6,2 milioni di volte, da oltre 451mila autori unici, generando un traffico che ha coinvolto, complessivamente, 60,8 milioni di persone sparse per il mondo. Numeri da record, uno in particolare: il post Instagram con cui venerdì 27 il Manchester United ha annunciato il ritorno del portoghese ha ottenuto 13 milioni di like e mai nessun club sportivo ne aveva ricevuti così tanti. Del resto, sul principale social media mondiale, dove è la persona più seguita in assoluto, Ronaldo è a suo agio come su un campo da calcio. Prima del suo arrivo, l’account dei Red Devils contava 42,8 milioni di follower, ora 46,7.


L’impatto sui social media

L‘analisi evidenzia, inoltre, che il sentiment sui vari social ha vissuto due momenti in antitesi: pioggia di critiche prima dell’ufficializzazione da parte del Manchester, serena rassegnazione dopo. In entrambi i casi, però, l’emoji più utilizzata è stata quella della faccina in lacrime, segno che l’addio di Ronaldo non è stato affatto indolore. Non lo è stato neppure per gli account social della Juventussu Instagram, infatti, si è aperta una ferita da 300.000 follower. A tanto ammonta la decrescita dei bianconeri, passati da 51,2 a 50,9 milioni di seguaci.


Un andamento opposto a quello vissuto nel triennio torinese di Cristiano Ronaldo. Basti pensare che quando l’attaccante è sbarcato all’ombra della Mole la Juventus su Instagram vantava appena 9,8 milioni di followercifra più che quintuplicata da allora. Un effetto analogo Ronaldo l’ha avuto su YouTube, dove gli iscritti da 730.000 sono diventati 3,51 milioni, su Facebook, dove l’incremento è stato di ben 7,5 milioni di mi piace, e su Twitter, dove l’account della Vecchia Signora ha guadagnato 1,7 milioni di seguaci. Un aspetto da non sottovalutare è che la Juventus è passata da 200.000 follower a oltre 2 milioni su Sina Weibo, il “Facebook cinese”. Perché la portata globale della popolarità mediatica di Ronaldo non ha eguali e ciò ha conseguenze economiche da capogiro.


Le cifre astratte dei social si sono, infatti, presto trasformate in revenue concrete, con ritocchi al rialzo dei contratti di sponsorizzazione. Prima che il CoVid-19 interrompesse il processo di crescita della Juve, il ROI era evidente, con un boom da centinaia di milioni di euro dovuto all’incremento di pubblicità, vendita di prodotti e licenze, ricavi da stadio. Ora, però, l’addio di CR7 promette di far segnare cifre dal segno opposto. Ma è un aspetto che avrà effetti a medio termine, mente in altri campi — soprattutto quelli da gioco — le ricadute sono già tangibili.


L’impatto in campo

Se sui social è in corso una diaspora, anche sul piano sportivo si è verificata una crisi non ignorabile. L’improvvisa assenza di Ronaldo ha costretto, in fretta e furia, a rivedere il progetto tecnico della Juventus di Massimiliano Allegri. L’allenatore ha dovuto subito far fronte al buco realizzativo lasciato dall’attaccante, autore di ben 101 gol in 134 partite nel suo triennio bianconero.


l’anno 1 d.C. è iniziato nel peggiore dei modi: la Juve, tra le mura amiche dell’Allianz Stadium, ha affrontato la neopromossa Empoli forte dei favori dei pronostici. Il 2 dei toscani a Torino era quotato a 11 dai bookmakers, eppure la sfida si è chiusa proprio con un trionfo dei toscani. Risultato finale 0–1, senza alibi per i padroni di casa, apparsi poco ispirati e mai davvero incisivi.


Il contraccolpo psicologico in campo è stato evidente. L’addio di uno dei giocatori più forti di tutti i tempi non poteva non sortire effetti sui calciatori bianconeri, che per anni si sono trovati a condividere le responsabilità con una macchina da gol. Il vuoto di leadership lasciato da Ronaldo è difficile da colmare. Anche perché CR7, come hanno ricordato gli stessi ex compagni nei loro post di saluto, ha rappresentato per tutti un esempio da seguire. Per quanto non sia mai apparso perfettamente integrato nell’ambiente e soddisfatto della direzione presa (complici i due cambi di allenatore vissuti), Ronaldo era il punto di riferimento del gruppo, il campione che quasi sempre levava le castagne dal fuoco. Un ruolo che a Torino, per il momento, non ha ereditato nessuno. Il Re è nudo e il trono vacante.


L’impatto in borsa

Paradossalmente, se a Vinovo si piange, a Piazza Affari si ride. A fronte di un iniziale titolo in rossola Juve ha chiuso in positivo nelle giornate successive all’addioLe azioni hanno visto un rialzo notevole, con volumi molto superiori alla media. Una prova che, in un calcio sempre più vicino alle dinamiche della finanza, le valutazioni vanno fatte su più livelli, analizzando aspetti collaterali a quelli più strettamente tattici.


Le ragioni di questo buon andamento in borsa sono comprensibili solo contestualizzando la cessione di Ronaldo. La squadra della Exor viene da quattro anni di bilanci in rosso. La stagione scorsa è stata l’ennesima all’insegna delle perdite, con i debiti finanziari netti arrivati a 357,8 milioni. A causa della pandemia, infatti, i ricavi sono scesi a 258 milioni e il patrimonio netto si è ristretto a 125,5 milioni.


Appena pochi giorni prima della cessione di Cristiano, la holding di casa Agnelli aveva reso nota l’approvazione di un aumento di capitale fino a 400 milioni di euro, da portare a termine entro il 2021. Non la prima dall’arrivo di Ronaldo, che aveva già richiesto un sostegno economico-finanziario, visti i 31 milioni di euro netti di stipendio, che gonfiavano oltre modo il monte ingaggi in un periodo di forte contrazione.


In poche parole, anche per fattori contingenti e imprevedibili, l’arrivo di CR7, che nel 2018 appariva come un salto di qualità, si è rivelato un salto nel vuoto. I mercati mondiali lo hanno notato e, per questo motivo, hanno digerito molto meglio degli ex compagni di squadra il suo addio. È il calcio del 2021, bellezza.


Cosa ci rimane da tutta questa storia? L’ennesima prova che i calciatori, specie i fuoriclasse, più che asset nelle mani delle società sportive sono multinazionali che vivono di vita propria. Il Sole 24 Ore oggi in edicola evidenzia come Cristiano Ronaldo in Inghilterra usufruirà del “Res non Dom”bonus fiscale che gli permetterà di non pagare le tasse per i prossimi 7 anni. Un regime addirittura migliore di quello garantitogli in Italia dalla Flat Tax del Governo Gentiloni.


Nella persona del calciatore in questione e del nutrito staff che di lui si occupa, queste valutazioni si sommano a quelle tecnico-tattiche, spostando l’ago della bilancia. L’effetto domino che ne consegue è la naturale reazione di un mondo, come quello del calcio, sempre più interconnesso, a livello comunicativo ed economico-finanziario.


Per la terza volta in carriera, decidendo di cambiare casacca, Ronaldo ha attirato le attenzioni di cinque continenti su di sé. Attenzioni trasversali, che vanno dal bambino delle favelas brasiliane che sogna di essere lui, al broker di Londra alle prese con le montagne russe dei titoli. Gli interessi in gioco sono molteplici, probabilmente incalcolabili, solo superficialmente rintracciabili.


Tutto questo, da un lato, toglie magia al calcio giocato. Dall’altro, aggiunge fascino al calcio come materia di studio. Un fenomeno in espansione, in continuo divenire, in eterna ricostruzione sulle macerie lasciate dai terremoti causati da stelle che a volte oscurano il cielo in cui dovrebbero brillare.